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è che quando leggi intensamente e a lungo non per passare il tempo, per distrarti, bensì con l’intenzione ferma di apprendere, a un certo punto senti premere sulla fronte da dentro, sacca gonfia oltre la sua capienza.
le idee hanno una loro massa, ingrassano i neuroni, cibo.
così ho lasciato andare la mente, il corpo a giacere nella notte, molto fermo nel letto.
nessuna uscita fuori dal corpo, nessuna risalita di kundalini, nessuna fontanella sprigionante bagliori.
solo mente, manas, immaginazione.
e lei si è fatta un giro, libera.
si è allontanata, sempre di più. guardandomi distesa dal soffito della stanza, poi oltre, se ne è andata sulla luna, e ancora oltre, rimbalzando fra i pianeti, fino al sole.
la terra sempre più piccola, pallina, briciola roteante. tutto quello che amo, ciò che conta per me, la vita, questa vita brulicante, pensieri, passioni, sensi, emozioni, conoscenza, tutto scomparso.
ma quella non si è accontentata e se n’è andata fuori, fino a quando il sistema solare è diventato un atomo, invisibile.
finchè ha trovato il limite, oltre non si poteva andare.
prima di ritornare nel suo caldo involucro carnale e confortevole, là, ove si ascolta la musica delle sfere, è risuonata la domanda, quella domanda, cristallina e irridente.
a chi importa?
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l’immagine viene da qui e rappresenta la Via Lattea, regione dello Scorpione. In basso a sinistra si vede Antares, cuore dello Scorpione, una rossa-supergigante, circondata da una nebula gialla.
sotto le stelle:
Le strade parallele, Giuni Russo e Franco Battiato (aria siciliana)
Domenica giornata di scirocco
fuori non si può stare
per fare un po’ di fresco
socchiudo la finestra
e mi vado a riposare.
La stessa aria con la sua potenza scioglie i miei pensieri
un cuore vola se all’ombra prendi forma e ti presenti
non posso riposare.
Il sole ora entra dentro il mare e fanno l’amore
non c’è cosa più grande
tu sei la vera sorgente
che sazia i sentimenti.
La stessa aria col suo calore cresce e mi tormenta
il cuore vola sentendo schizzi d’acqua di fontana
nel mio giardinetto mi piace stare solo
mi piace stare sola.
Trad. di Rina Accardo

•
Maschio e femmina mia madre mi ha messa all’ombra della luna
Ma Adamo fu sacrificato alla mia nascita
Immolato ai mercenari della notte
E per consolarmi
Mi lavò con acqua torbida
E mi portò sul pendio di ogni montagna
Per lo spettro del silenzio e il rumore delle domande mi rese docile
Mi consacrò a Eva lo stupore e la trasformazione
mi impastò con il buio e la luce
Un tempio ai diavoli del paradiso.
Straniera crebbi e nessuno si preoccupò del mio grano
Ho preferito disegnare la mia vita su una pagina bianca
Mela che nessun albero partorì
Poi ritagliarla e uscirne
Una parte di me vestita di rosso,
un’altra parte di me in bianco
Non ero solo dentro e fuori del tempo
Perché ho avuto origine nei meandri celati
Prima di nascere pensavo
Di essere una massa abbondante
Di avere dormito a lungo
Di avere vissuto a lungo
E quando sono diventata un frutto
Ho saputo quel che mi attendeva.
Ho detto ai maghi di prendersi cura di me
Allora mi hanno presa.
Era la mia risata
Bella e imbarazzata
Volavo sulle piume di un uccello
e di notte diventavo un guanciale
Hanno gettato il mio corpo nei talismani
e hanno cosparso il mio cuore
con il nettare della follia
Mi hanno recato un silenzio e dei racconti
E fatto in modo che io vivessi senza radici.
E da quel momento vago da un luogo all’altro
Indosso una nuvola ogni notte e parto
Solo io mi dico addio solo io mi do il benvenuto
Volo per sentirmi libera non perché ho paura
Torno dal desiderio non dal fallimento
la mia costanza è il mare e la mia bussola è la tempesta
nell’amore non getto l’ancora in nessun porto
il mio corpo è il viaggio e la mia morte è nel fermarmi
di notte lascio gran parte di me stessa
per abbandonarmi a un forte abbraccio
quando ritorno i miei fratelli gemelli
sono la distanza e le isole
l’onda e la sabbia della spiaggia
il rifiuto e il desiderio voluttuoso della luna
l’amore e la morte dell’amore
chi comprende il mio ritmo mi conosce
mi segue
però non mi raggiunge mai.
– Joumana Haddad -
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la danza di shiva-nataraja può essere la selvaggia e violenta tandava o la dolce danza che seduce Uma, la perfetta, la “difficile da comprendere”.
è una danza intollerabile per la sua soavità ed oltraggiosa nella sua furia, seducente, insinuante.
è vita e morte, creazione e distruzione, manifestazione e riassorbimento.
trasformazione.
trasmutazione.
il suo ritmo è ipnotico, pare che nasca da qualche parte, dentro, in profondità, negli Eoni che furono e in quelli che saranno.
è spaventosa.
e magnifica.
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la scultura in alto rappresenta l’abbraccio fra Shiva ed Uma.

♥
Davvero ho la sensazione perdurante di aver vissuto molte vite in questi pochi anni e di essere stata molto amata, non sempre come avrei desiderato, ma comunque amata. Non posso fare a meno di chiedermi il perchè, cosa io abbia fatto per meritarmi tutto questo amore e, alla fine, l’unica risposta che so darmi è questa: ho amato.
Il re degli elfi ho amato di un amore incerto, confuso e permanente, senza limiti, l’amo anche adesso per le porte che aprì senza curarsene, per la passione ardente e per il sogno, per tutte quelle notti senza sonno e la poesia che seppe suscitarmi, l’amo per il sorriso lieve e per l’oltraggio, l’amo per il piacere cerebrale, l’assenza ed il rifiuto che m’inflisse, per gli artigli e le rose, per questa intermittente nostalgia, l’amo perchè mi riamò senza volere.
Il viaggiator cortese ho amato per lo sguardo, per l’eros caldo di mattine fredde, l’amo anche adesso perchè mi trasse in salvo quell’io stregato che, ostinatamente, s’intestardiva dentro a un labirinto, l’amo per il suo desiderio sorridente, il thè bianco e le fragole, il rispetto, l’ascolto e l’ironia, l’amo per la sua mente acuminata e quella sua ragione puntigliosa, l’amo perchè mi manca all’improvviso una piccola cosa di tante e tante che condividemmo.
Ma poichè arriva il tempo e scegliere si deve, scelgo la roccia, la mia roccia fragile, lui che di me conosce antiche angoscie, ciabatte e malumori e sa placarmi panico e ansia con la sua mano grande, lui che mi ascolta come fossi oracolo e s’incanta paziente alle mie storie. Lui incerto ed egoista, inconsapevole, lui forte e debole, lui da tanto tempo.
Scelgo la roccia e l’amo per la vita che insieme abbiamo dato e insieme coltiviamo con tremore. L’amo perchè ha sbattuto contro il muro la gatta furibonda e le sue smanie, l’amo perchè di tutte le mie fughe non mi chiese mai niente, l’amo perchè è cambiato nel dolore, l’amo per questi nostri corpi ritrovati, perchè indulge a viziarmi con piacere e mi sprona severo alla bisogna.
Li tengo dentro, al caldo del mio cuore, amori miei gentili e appassionati, crudeli e dolci, amanti tanto amati.
Ho dato, ho preso e li ringrazio assai, benchè mi renda conto finalmente che di me non hanno capito quasi niente.
Il cuore di una donna è gran mistero ma nessuno osi dir non è sincero.
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La foto è di Mario Giacomelli e fa parte della serie “Un uomo, una donna, un amore”.

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Nel cinquecentesimo anno dall’Egìra
la Persia guardò giù dai suoi minareti
l’invasione delle lance del deserto
e Attar di Nishapur contemplò una rosa
e le disse con parole senza suono,
più come uno che pensa che come uno che prega:
La tua fragile sfera è nella mia mano. Il tempo
c’incurva entrambi e ci ignora
questo pomeriggio di un giardino perduto.
La tua forma lieve è umida nell’aria.
La incessante marea del tuo profumo
investe la mia vecchia faccia che declina.
Ma ti ho conosciuto assai prima di quel bambino
che ti scorse negli strati d’un sogno,
oppure qui, in questo giardino, una mattina.
La bianchezza del sole può esser tua
o l’oro della luna o la vermiglia
fermezza della spada nella vittoria.
Io son cieco e ignorante ma intuisco
che son molte le strade. Ogni cosa
è infinite cose. Sei musica,
fiumi, firmamenti, palazzi ed angeli,
rosa profonda, illimitata, intima
che il Signore mostrerà ai miei occhi morti.
- Jorge Luis Borges -
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Farid al Din ‘Attar è stato un poeta mistico persiano, fu ispiratore di Jalal al Din Rumi per le sue concezioni del sufismo.
Borges lo immagina vecchio e cieco, come vecchio e cieco era anch’egli, nell’atto di parlare a una rosa, mentre la Persia subiva l’invasione dei Mongoli.
Così, mentre il mondo brucia e gli eventi precipitano l’uno sull’altro senza tregua, è possibile cercare l’incanto di una rosa.
Chiedo scusa per l’infima qualità della traduzione. Se qualcuno volesse godere della bellezza del verso nella lingua originale, può trovarla qui.
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auguri d., alla tua vita.
la foto è di Carol Fontes
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Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c’è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?
Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce…
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.
La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s’intravede un chiarore
che, con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge
La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato…
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!
Franco Battiato
L’indignazione senza falsità del genio musicale di Battiato, nel suo nuovo singolo il cui titolo significa Sguardo Interiore, mi sorprende ancora e ancora mi tocca in profondità il cuore e la mente e mi spinge alla perseveranza.
datta – dayadhvam – damyata
shantih shantih shantih (*)
dona – sii compassionevole – controllati
pace pace pace
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(*) i due versi sono gli ultimi del poema epico-iniziatico di Thomas Stearn Eliot La terra desolata, a loro volta citazione dalle Upanishad vediche.
Ho finito adesso di sistemare la cucina perchè ci siamo alzati tardi da tavola. Abbiamo perso un pò di tempo dopo pranzo, sbucciando pistacchi e spremendoci le meningi con gli enigmi matematici del figlio grande che, poche ore prima, mi aveva accompagnato a votare per le primarie del pd, votando anche lui per la prima volta ed emozionandosi alquanto.
Mentre tornavamo a casa pensavo che probabilmente si ricorderà di questo giorno, come è successo a me la prima volta che votai per le politiche, una bella X grande sul PCI che allora esisteva e oggi non più, sentendomi compresa di una responsabilità troppo grande per me.
Sta venendo su strano, tutto sua madre. Ciò mi soddisfa e mi preoccupa.
La piccola ha la febbre, trattasi con ogni evidenza di quella porcellina, staremo a vedere se ne saremo tutti contagiati, ciò non ci impedisce per il momento di baciarci e mescolare i virus.
Non c’è vaccino che tenga.
Lei, comunque, canticchia.
Si è vero, manca la poesia, quando racconti cose di tutti i giorni, piccole ore che scorrono pacifiche in attesa del buio che oggi arriverà un’ora prima sfasandoci i ritmi circadiani ed alterandoci l’ipotalamo.
Mancano le spremute di cuore, l’uragano della passione, l’oceano agitato delle acque del desiderio e tutta quella roba là.
Eppure, non ne sento la mancanza.
Mi chiedo, a volte, dove sono stata in tutti questi anni e perchè e mi viene il terrore perchè avrei anche potuto sbagliare i tempi o non arrivare proprio più, in tempo. Poi mi placo e mi rispondo che è necessario affrontare le tempeste per ritrovare la calma dei venti e saperne apprezzare appieno il valore.
Vado a portare il cane, prima che venga sera.
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E’ successo un pomeriggio, verso le cinque, che è finita l’estate.
Noialtri si stava in casa quando è arrivato il vento all’improvviso a portarcela via, senza un saluto.
Sbattevano porte e finestre, volavano panni e sulla strada’ si schiantavano gli alberi. Dieci minuti prima sotto quell’albero c’era la mia macchina, con me dentro.
Non era venuto per me il vento, quella volta.
Ci doveva essere ancora del tempo, per cuocere castagne e scottarsi le dita, profumando la casa dell’odore.
Tempo per infilarsi rabbrividendo sotto le coltri e stringersi al calore del corpo noto.
Non sono nata, io, per esser sola.
♥
ben arrivata, creatura bella,
sei fortunata,
nata da madre che conosce Amore,
con te dovrà impararLo in nuova forma.
ti auguro ogni gioia della vita, estasi e pace
e di tormenti pochi
possa tu possedere la saggezza
e la voglia d’infrangerne i divieti
e comprensione alta del reale
di ciò che è in alto come ciò che è in basso
e un cuore vivo e rosso di passione
e sangue allegro e dolce di sorrisi
che non ti manchi mai la gentilezza
che tu sappia difenderti dal male
discernimento e incanto
poesia
accompagnino sempre la tua strada
sia canto la tua voce
e sii felice
♥
sotto la foto di Zena Holloway, un concerto per viola d’amore di Vivaldi.
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Tutti i miei falsi amori e falsi affanni
mi hanno portata a questa verità.
Ho cinque dieci trenta cinquant’anni:
è un’assemblea di tutte le mie età.
Cara ferocia, crudeltà magnanima:
nel sangue, in ogni stilla stride l’anima
- P. Valduga, Lezione d’amore -
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verità è soprattutto ri-conoscersi per ciò che si è, senza infingimenti nè abbellimenti, guardarsi dentro senza trucchi con distaccato interesse.
che senso ha mentire a sè stessi?
così, sulla panchina in mezzo al verde ho aperto il rubinetto delle lacrime e loro hanno preso a sgorgare, lente e salate, senza singhiozzi, lacrime semplici, come se piangere fosse una condizione naturale, anzi la più naturale.
piangendo mi sono rimproverata, con sorridente indulgenza, perchè non si dovrebbe piangere per un’illusione, un sogno irrealizzato, vi sono ben altre cause, altri dolori, ma la mia bambina interiore non ha voluto sentire ragioni ed io l’ho consolata, accogliendola senza riserve.
ho consumato un delitto inevitabile, una piccola morte, e, piangendo, mi son sentita viva.
furiosamente.
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sotto la pioggia si bagna il Sogno di Gianna Nannini

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In periodi di transizione e di crisi, l’inconscio è più disposto a provocare incontri simbolici e la coscienza a riconoscerli: persone che entrano ed escono dalla nostra vita, hanno una portata simbolica. Si tratta di avvenimenti sincronistici, con messaggi simbolici.
Incontri in momenti chiave.
Avvenimenti, insomma, che possono favorire l’uscita dalla bolla nella quale si trova rinchiusa la nostra situazione
L’incontro o l’evento sincronistico si producono più facilmente, anche se non frequentemente, in periodi di transizione e di necessità di trasformazione psichica, in cui la carica emozionale è molto forte: sono periodi in cui ci si interroga, ci si ritrova in situazione caotiche, interiori ed esteriori, ed in cui l’individuo toccato nel pericolo ha l’opportunità di sviluppare tutta la sua creatività con una scoperta o una illuminazione improvvisa.
Le persone con cui si producono incontri sincronistici non sono normalmente quelle con le quali viviamo, ma sono quelle che si incontrano per caso e che ci ’fanno viaggiare’, un poco come accade per i libri. Ci sono quelli che ci portiamo in viaggio e quelli che ci fanno viaggiare.
Ci sono persone che ci accompagnano ed altre che ci fanno viaggiare.
Questi esseri che ci incitano a viaggiare nel più profondo di noi stessi aprono delle porte e, come accade spesso, le porte più grandi vengono aperte da persone che non conosciamo o che non le attraverseranno con noi.
Queste persone a volte entrano ed escono dalla nostra vita misteriosamente e ci lasciano in modo inatteso, come negli incontri amorosi.
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l’immagine è di Maurits Cornelius Escher e s’intitola Metamorfosi



