Salta al contenuto

le due nature

20 novembre 2010

«Due uccelli, compagni inseparabili, stanno sullo stesso albero; l’uno mangia il frutto dell’albero, l’altro guarda ma non mangia» (Mundaka Upanishad, 3° Mundaka, 1° khanda, shruti 1)

Molti indizi, che un’osservazione imparziale può trasformare ben presto in certezza, ci portano a sentire che in noi vi sono due nature: la prima, personale o individuale, relativamente accessibile al nostro abituale modo di percepire, è nello stesso tempo organica e psichica (o animale e animica); l’altra, molto meno facile da percepire, è sentita come la partecipazione a qualcosa di più vasto dell’individuo e per questo la definiamo spirituale, addirittura universale, e infatti non sappiamo bene come parlarne.
L’attenzione che gli uomini le dedicano è per ciascuno molto variabile e cambia secondo i momenti della vita; eppure quasi tutti, per lo meno in certi moneti, debbono riconoscere che hanno percepito in se stessi, accanto alla loro tendenza egocentrica e personale, questo bisogno d’infinito o d’”assoluto”.

A partire dal momento in cui un uomo si volge così verso se stesso, interrogandosi e sforzandosi di comprendere ciò che egli è, e ciò che potrebbe essere, gli appare la possibilità di vedersi in due modi diversi e di avere, per così dire, due tipi di “attività”, due tipi di vita di significato diverso. Una è completamente rivolta all’esterno, centrata soprattutto sull’efficacia, sull’utilità, sul rendimento dell’”individuo” nell’ambito della società cui appartiene.

Questo modo di vivere è quello che la civiltà occidentale ha sviluppato più d’ogni altro. Per realizzarlo ci vogliono diversi anni di aducazione, di formazione, di apprendistato, di studi, di specializzazione, di aggiornamento, etc., e l’efficacia raggiunta nella vita esteriore è il massimo valore con cui si classificano gli “individui”.
L’altro modo di rivolgersi verso se stessi, l’altro tipo di “attività”, riguarda la vita interiore: è centrata soprattutto sulla “realizzazione” delle potenzialità dell’individuo, sullo sviluppo delle facoltà e delle qualità personali che caratterizzano la sua natura umana e, di conseguenza, permette l’accesso (o il “ritorno”) a “livelli di vita” o a “mondi” che la vita e l’attività esteriore non fanno nemmeno supporre.
Questa maniera di vivere, poco nota alla civiltà occidentale, è quella che è stata maggiormente sviluppata in alcuni strati delle civiltà orientali e il suo sviluppo, per coloro che la intraprendono, necessita di tempo e di cure, di formazione, di ricerca e di studi metodici, molto più di quanti non ne richieda la vita esteriore.

Queste due forme di vita possono sembrare dapprima contraddittorie e, in effetti, in un certo senso lo sono; tuttavia, è evidente che ognuna corrisponde ad una delle nature dell’uomo e che un uomo completo deve vivere con entrambe.

da Jean Vaysse, Verso il risveglio a se stessi

Ancora nessun commento

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.