A testa alta, rilettura
Ad aprile 2008, scrivevo il post che segue.
All’epoca il mio blog era una casa piena di ospiti, anche troppo frequentata, certi giorni avevo oltre 500 visite, una cosa imbarazzante che mi obbligava alla responsabilità di ogni singola parola.
Non era più un gioco nè una terapia, stava diventando una cosa seria.
Così ho chiuso baracca e burattini, da un giorno all’altro ho traslocato in questo luogo quasi sempre silenzioso.
Oggi ho letto quest’articolo di Concita De Gregorio e mi sono commossa. Che posso farci, ho la lacrima facile di questi tempi, sarà l’età.
E’ il caso, forse, di un esame di coscienza.
Rileggere ciò che ci si è proposti a botta calda può essere utile per verificare se si è tenuto fede agli impegni, quelli presi con sè stessi sono i più importanti di tutti.
Parrebbe di si.
Si resiste, da queste parti.
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26 Aprile 2008
non mi interessano più di tanto litanie e diatribe su colpevoli e innocenti, vincitori e vinti.
parto da un dato di realtà, nudo e crudo, perchè non mi posso permettere di perdere tempo piangendomi addosso.
non ho ricette e, benchè abbia rovesciato tasche e borse, non ho trovato neppure un brandello di verità; tuttavia so cosa farò.
a testa alta.
continuerò a lavorare ogni giorno con scienza e coscienza, con fatica e dedizione.
continuerò ad occuparmi dei miei figli e, se, come hanno promesso, dovessero cancellare la Resistenza dai libri di scuola, spolvererò i miei vecchi libri e racconterò le cose come sono andate, luci ed ombre comprese. se dovessero dire che i mafiosi sono eroi, parlerò a voce alta e chiara di tutti quelli che, per difendere le istituzioni e la civile convivenza, hanno sacrificato la vita e l’hanno fatto senza parere, come fosse una passeggiata, consapevoli che ogni giorno poteva essere quello giusto. per morire.
se in televisione si vedranno solo nani e ballerine, se la volgarità e il consumo prevarranno, metterò una sinfonia di Beethoven, un concerto di Mozart e ascolteremo musica, leggendo favole e poesie. se la sopraffazione diventerà l’unica legge, mi difenderò.
non mi chiuderò in casa: troverò tempo da condividere, tempo per bere un bicchiere di vino in buona compagnia, per ballare, cantare una vecchia canzone stonata, tempo per sorridere e farmi le smorfie allo specchio per canzonare la malinconia, tempo per guardare il mare, tempo per la gentilezza, tempo per la fantasia.
pretenderò che i miei diritti inviolabili siano rispettati, in ogni sede, ma non dimenticherò di adempiere ai miei doveri inderogabili, perchè gli uni non esistono disgiunti dagli altri.
continuerò a praticare i valori in cui credo e cercherò, nei limiti umani, di trasmetterli, con i fatti prima che con le parole, ai miei figli. proverò a insegnargli l’armonia, la bellezza, il rispetto, la dignità.
ne farò degli alieni pensanti.
perchè il pensiero è l’unica difesa e l’ultimo baluardo.
i miei figli sono il futuro, mio e di questo paese.
questo paese che amo e detesto, questo paese che non lascerei neppure se potessi farlo, benchè ne abbia sentito, forte, il desiderio.
questo paese che è la mia patria. ha la medesima radice di padre, questa parola desueta, e, come i padri, è amata e odiata allo stesso tempo, come i padri protegge e disillude.
è facile dire: me ne vado, fottetevi.
ma non tutti possono farlo, men che meno i deboli, gli indifesi.
questo paese ha un governo legittimamente eletto, starò a guardare come governerà, con spirito critico. li giudicherò passo per passo, avranno il mio fiato sul collo.
io resto qui e resisto.
so che non sarò sola.
” Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perchè è in ciò che sta l’essenza della dignità umana”
- Giovanni Falcone -

sono cambiate alcune cose dal 2008, nelle nostre vite. com’è giusto che sia
. Politicamente questo governo ha fallito i suoi obbiettivi, la maggioranza che aveva ha abbandonato i suoi scranni, perchè a tutto c’è un limite. Assistiamo all’agonia di un vecchio satrapo, che , ahimè, non muore abbastanza in fretta, e trascina il Paese in un cono d’ombra, dove non c’è gioia, speranza, ottimismo, ma solo malaffare, spazzatura, povertà morale e materiale.
Noi rimaniamo sulle barricate, a guardare, a portare avanti le nostre idee, a sperare, per noi stessi e i nostri figli, un’Italia diversa. Non ho l’età per andarmene, e abbastanza soldi per permettere alle mie figlie di farlo : ma chi può fa bene a rimanere fuori di qui per qualche tempo : a capire che il mondo è grande, che ci sono altre realtà , migliori, che offrono laboratori per sperimentare, cattedre per insegnare, lavori retribuiti…futuro, insomma.
buon anno, amica mia.
un bacio grande
cristina
leggerti, o rileggerti, fa sempre pensare. Auguri, D.